

Cosa è un mammifero marino? Come il nome suggerisce, i mammiferi marini non sono pesci anche se trascorrono tutta o parte della loro vita in acqua.
Come i mammiferi terrestri, infatti, sono animali a sangue caldo, respirano aria mediante i polmoni e partoriscono neonati già ben formati. I piccoli vengono allattati dalla madre con il latte secreto dalle ghiandole mammarie ed è proprio da questa caratteristica che deriva il termine “mammifero” (da mammalia = mammella).
I mammiferi marini includono diverse specie di animali: dai delfini, alle focene, balene, foche, otarie, manati, dugonghi ed anche orsi polari e lontre.
L’ordine che comprende il maggior numero di specie è quello dei Cetacei: con oltre 80 tra balene, balenottere, delfini, focene e così via. Mentre foche, otarie, trichechi ed elefanti marini appartengono all’ordine dei Carnivori, sottordine Pinnipedi. L’ordine dei Sirenidi comprende, invece, dugonghi e manati.

I delfini ospiti al Palablu appartengono alla specie Tursiops truncatus (Montagu, 1821). Il Tursiope è una delle specie più conosciute e studiate tra i Cetacei. Distribuito in quasi tutti i mari, dalle acque tropicali a quelle temperate, è invece assente nelle zone di acqua particolarmente fredda del globo. Si può avvistare facilmente anche nel Mediterraneo. Alcuni gruppi vivono vicino alle coste e sono pressoché stanziali, altri invece si mantengono in mare aperto e compiono anche lunghi spostamenti.
Il Tursiope è un delfinide di dimensioni medio-piccole: la lunghezza può variare tra i 2,5 e i 3,8 metri, mentre il peso oscilla tra i 180-300 Kg. Il cucciolo alla nascita misura quasi un metro. Parametri così ampi indicano come in questa specie la taglia ed altri caratteri morfologici variano a seconda dell’area geografica di appartenenza e della distanza dalla costa.
Il corpo del Tursiope è piuttosto tozzo e possente, con rostro corto e chiaramente definito rispetto al resto del muso. Il melone, cioè la fronte del delfino, è ben sviluppato.
La pinna dorsale, posta in posizione mediana, è alta e falcata (diretta all’indietro): la sua funzione è quella di stabilizzare il nuoto del delfino. Le pinne pettorali sono invece corte e sottili e servono per consentirgli di ruotare. La pinna caudale, dalla tipica forma a mezzaluna, è lo strumento di propulsione: attraverso un movimento dal basso verso l’alto, genera la spinta nel nuoto. La pinna dorsale e quella caudale sono prive di struttura ossea: sono infatti formate da una duplicatura cutanea irrigidita da tessuto connettivo e fibre collagene. Le pinne pettorali, invece, corrispondono agli arti anteriori dei mammiferi terrestri che si sono modificati e trasformati in pinne per adattarsi all’ambiente acquatico. Esse sono infatti formate da tutte le strutture ossee tipiche degli arti anteriori degli altri mammiferi.
La livrea è generalmente uniforme: grigio-scura sul dorso che sfuma in un grigio più chiaro sul ventre dove, in alcuni casi, è di un bianco candido.
Questi animali sono in grado di immergersi a 600 metri di profondità, restando in apnea fino a 10 minuti. Il Tursiope ha inoltre un nuoto possente con velocità di 30 Km/h, ma nello stesso tempo agile e all’occorrenza può toccare punte massime di 50 Km/h.
I Tursiopi si nutrono di una gran varietà di prede, utilizzando svariate tecniche di caccia, alcune delle quali richiedono una complessa collaborazione ed organizzazione. La dieta è prevalentemente ittiofaga (cefali, anguille, acciughe, sardine, sgombri, aringhe, triglie, ecc), ma anche calamari, seppie, polpi e all’occorrenza crostacei e altri invertebrati del benthos. I denti, da 20 a 26 per emimascella, sono piccoli e conici e non hanno funzione masticatoria. I tursiopi, infatti, inghiottono le loro prede intere. Dai denti si possono avere informazioni riguardanti l’età di un delfino: analizzando e contando gli strati di dentina che si depositano secondo ritmi annuali.

I delfini non hanno il sonno profondo, o fase Rem (quella in cui si sogna), hanno solo la fase di sonno definita leggera. Il loro non è proprio un dormire, ma un “riposare”. Il delfino per riposare alterna gli emisferi cerebrali mantenendo attivo solo uno di essi per volta: in questo modo l’animale si assicura la possibilità di continuare a respirare grazie all’emisfero attivo che dà l’impulso per la risalita in superficie, e non corre così il rischio di annegare. Mantiene, inoltre, un sufficiente stato di veglia che gli permette di percepire immediatamente il sopraggiungere di eventuali predatori e pericoli.

Nei Cetacei gli organi genitali sono alloggiati nella cavità addominale in apposite tasche e non sono pertanto visibili esternamente. Risulta spesso difficile distinguere un maschio da una femmina a meno che non si abbia la possibilità di osservare la regione genitale a distanza ravvicinata. Infatti, l’unica evidenza esterna per distinguere i due sessi è data dalla differente distanza tra la fessura anale e quella genitale: nei maschi la fessura genitale e quella anale sono chiaramente distinte e separate; nelle femmine, invece, sono ravvicinate e l’una sembra continuare nell’altra, con ai lati 2 piccolissime fessure mammarie.
